DISTURBI DELL’IDENTITÀ DI GENERE (DIG)


La diagnosi viene posta in base ai criteri del DSM5 (Diagnostic And Statistic Manual 5 edizione 5a), i quali valutano la forte identificazione con l’altro sesso (a) e un'altrettanto forte avversione per le caratteristiche del proprio sesso biologico (b).

Il primo problema che occorre valutare è quello di verificare se si tratta di una forma reattiva (reazione ad un abuso sessuale). Il secondo punto da valutare è l’esistenza di comorbilità psicopatologica.
Inoltre è opportuno verificare l’esistenza di una possibile patologia familiare.

Come ultimo punto andrà valutato il contenuto e la qualità del comportamento transessuale perché è possibile che sia presente solo il criterio b del DSM5 e non il criterio a. Si interviene con un trattamento psicologico nei seguenti casi:

1) forma reattiva;
2) morbilità psicopatologica;
3) presenza del criterio b ma non del criterio a;
4) confusione di identità di genere.

Dopo aver posto diagnosi di DIG l’intervento preliminare viene effettuato con i genitori, non con il bambino. Vengono presi in considerazione:

1) i problemi pratici quotidiani (come comportarsi se il figlio vuole vestirsi da donna, e/o vuole giocare con le bambine);
2) vengono preparati i genitori ad una possibile omosessualità;
3) si interviene sulla famiglia per prevenire le conseguenze del transessualismo (difficoltà di socializzazione, difficoltà di inserimento a scuola, tendenza alla depressione, isolamento sociale).

Solo successivamente si passa al trattamento psicoterapeutico sul soggetto affetto da DIG.

Il DIG non va confuso con l’omosessualità una variante normale della sessualità umana che riguarda l’orientamento sessuale e non l’identità di genere.

Una persona con orientamento di tipo omosessuale non ha infatti la convinzione né il desiderio di appartenere al sesso opposto, ma possiede invece un’identità di genere congruente con il sesso biologico di appartenenza.

È importante anche differenziare il DIG dal travestimento, un fenomeno in cui prevale il piacere di apparire come appartenente all’altro sesso. Nel DIG, la persona si identifica in modo intenso e costante con il sesso opposto e prova notevole malessere per il proprio sesso biologico.

Tipicamente l’esordio avviene in età infantile (transessualismo primario) e si manifesta con disgusto per i propri caratteri sessuali distintivi, con l’assunzione di ruoli e atteggiamenti tipici del sesso opposto e con il rifiuto della propria mascolinità o femminilità.

Il DIG può anche avere un esordio in età adulta ed in tal caso si parla di transessualismo secondario.

La psicoterapia ha 4 principali obiettivi:

1) comprendere meglio se stessi, la propria personalità e sessualità, le relazioni con gli altri, etc.;
2) dare sostegno ed aiutare il soggetto nella dichiarazione della propria sessualità; 
3) trattare difficoltà psicologiche generalmente associate (ansia, depressione, etc.);
4) elaborare un nuovo progetto di vita definendo obiettivi, modi e tempi di attuazione.

L’obiettivo principale è quello di sostenere ed aiutare il soggetto nella ricerca della propria identità senza preconcetti né giudizi che pregiudicherebbero un lavoro terapeutico che perché sia efficace deve basarsi sulla costruzione di un rapporto di fiducia e di alleanza reciproco.