DISTURBI DELL’ UMORE


In psichiatria occorre distinguere una oscillazione fisiologica del tono dell’umore da una alterazione psicologica che deve venire diagnosticata e curata.

Esistono 4 criteri fondamentali che sono indicatori di alterazione patologica del tono dell’umore:

- inadeguatezza della reazione affettiva agli eventi;
- intensità della alterazione affettiva;
- qualità dell’umore;
- compromissione del funzionamento sociale.

Occorre tenere distinti due tipi di depressione in base alla causa:

- depressione biologica: è dovuta ad alterazione dei meccanismi neurotrasmissivi;
- depressione psicogena: è dovuta ad una serie di reazioni e conflitti interiori conseguenti ad un avvenimento positivo o negativo che ha modificato esageratamente l’umore del paziente.

Da un punto di vista clinico si definisce “episodio depressivo maggiore” un episodio in cui l’umore è gravemente e persistentemente depresso per un periodo superiore alle due settimane e inferiore a 12-18 mesi.

Clinicamente si osserva una caduta primaria del tono dell’umore quale sintomo preponderante che influenza negativamente anche altre funzioni mentali e somatiche.

Si definisce "episodio depressivo minore" quello che presenta un quadro sintomatologico generico e mai con modificazioni psicotiche. In caso di forma cronica si parla di "disturbo distimico", mentre allorquando vi sono episodi depressivi maggiori o episodi maniacali che si alternano a periodi di relativo benessere si parla di "disturbo bipolare".

Altri tipi clinici sono la depressione melanconica, la depressione psicotica, la depressione atipica e quella catatonica.

Accanto alla farmacoterapia nei disturbi dell'umore gioca un ruolo chiave la terapia cognitivo-comportamentale.