DIETA DI SVEZZAMENTO AGLUTINATA


Non limitarsi a pochi alimenti, ma offrire invece ampia varietà di gusti, perché il bambino impari a mangiare tutto (o quanto meno ad assaggiare di tutto) e impari anche a capire che il cibo è un piacere vario e multiforme che esprime tradizioni e cultura.

Evitare di usare il cibo per farlo stare buono, o per farlo dormire e/o perché obbedisca ad altri comandi, ed evitare che i pasti durino ore, con gli adulti che giocano e vezzeggiano, perché il cibo è una necessità e un piacere per sé ed è opportuno che il pasto duri 15-30 minuti e non di più.

Guida base

- 2 pasti di 250 ml di formula di partenza, o di proseguimento a basso contenuto proteico
- inserire 1 brodo vegetale con 40 gr di purea di patate e zucchine
- dopo i primi 12 mesi 20-50 gr di pastina aglutinata per bambini ( si trova in farmacia ) o riso mochi
- 5 gr di olio extravergine di oliva
- 25 gt di omogeneizzati o grammi di liofilizzato (carne o pesce)
- 50 gr di mela

Oppure
- 1 brodo vegetale con 20 gr di passato di legumi ( meglio le lenticchie rosse decorticate)
- 20 gr di pastina aglutinata per bambini
- 5 gr di olio extravergine di oliva
- 40 gr di banana

Evitare gli eccessi e la precoce introduzione di glutine di frumento

Il lattosio è uno zucchero (un disaccaride) che si trova nel latte e in alcuni suoi derivati; è composto da due monosaccaridi, glucosio e galattosio. Mentre questi ultimi non provocano solitamente alcuna reazione avversa in chi li assume attraverso gli alimenti, il lattosio è la causa di una delle più diffuse e meglio dimostrate intolleranze alimentari.

Questa particolare intolleranza si manifesta soprattutto negli adolescenti e negli adulti ma può presentarsi benissimo anche in età più giovane, e diversi nutrizionisti hanno avanzato l'ipotesi di una totale inadeguatezza del latte utilizzato come alimento, se non nel periodo infantile. In realtà, è stato dimostrato che è la carenza (congenita o acquisita) di un enzima chiamato lattasi nell'intestino tenue a causare il disturbo.

La lattasi, che agisce all'interno dell'intestino tenue, ha la funzione di scindere il lattosio in glucosio e galattosio, i due componenti primari. Chi è affetto da carenza di lattasi, ( la sua produzione è soggetta a una significativa riduzione in un periodo compreso tra i 5 e i 20 anni di vita nel 70% circa della popolazione mondiale) può andare incontro a queste disavventure, chiamiamole così!

La predisposizione genetica sembra giocare un ruolo fondamentale in questo processo, dato che le popolazioni tradizionalmente più legate ai prodotti lattieri e caseari (come quelle dell'Europa del Nord) non subiscono quasi mai la riduzione della lattasi (solo il 5% della popolazione di questi Paesi è intollerante al lattosio). Al contrario, nelle nazioni in cui il latte non è abitualmente consumato dagli adulti la percentuale d’intolleranti può salire fino a quasi il 100%.
Sembra quindi che la capacità di assumere latte anche in età adulta sia legata a processi evolutivi legati alla capacità di adattamento a un determinato ambiente, più che a caratteristiche intrinseche del metabolismo umano in generale.

Le cause di intolleranza indotta (o secondaria) più comuni sono invece attacchi di gastroenterite, malnutrizione, celiachia (se non curata), infiammazioni intestinali croniche, tumori o intossicazioni alimentari.
L'intolleranza al lattosio è dose – dipendente, cioè non si verifica con l'assunzione di quantità anche minime di questa sostanza, ma solo quando si supera una certa soglia. Infatti, è improbabile che l'attività della lattasi sia del tutto azzerata; più probabilmente è solo ridotta.
Teoricamente ( e anche praticamente ) si è in grado di digerire correttamente piccoli quantitativi di lattosio, specialmente se assunti durante i pasti, in modo da diluirne l'assorbimento in un arco temporale più ampio.

Come riconoscerla?
In un individuo intollerante, l'assunzione di latte può provocare flatulenza, gonfiore, dolori addominali e diarrea: la causa è la fermentazione del lattosio non digerito nell'intestino. Purtroppo, la sindrome da intestino irritabile presenta più o meno gli stessi sintomi, quindi è piuttosto facile diagnosticare erroneamente una malattia invece dell'altra; inoltre, non è raro che una persona possa soffrire di entrambe le patologie.
Per sapere esattamente di cosa si tratta è bene eseguire un controllo più approfondito: per fortuna esistono ormai da diversi anni test specifici che possono venire in aiuto in questo caso.

Che fare?
Se viene diagnosticata un'intolleranza al lattosio, il medico prescriverà sicuramente delle modifiche alla dieta limitando il consumo di alimenti che contengono lattosio. Bisogna però fare attenzione perché quest'ultimo è contenuto in tantissimi cibi, e la sua presenza non è sempre ovvia o evidente. Ad esempio, diversi piatti pronti o alimenti confezionati contengono lattosio, latte scremato in polvere o siero di latte in polvere (controllare bene l’etichetta al supermercato).

Per fortuna, alcuni prodotti caseari, come i formaggi a pasta dura, ne contengono pochissimo o addirittura ne sono privi; lo yogurt con fermenti lattici vivi è particolarmente utile in quanto contiene proprio l'enzima lattasi e può pertanto aiutare il processo digestivo.
Ancora, esistono particolari prodotti farmaceutici che contengono lattasi in forma liquida (da aggiungere al latte prima di berlo) o solida (da assumere prima di consumare latticini) e ovviano in parte al problema.

Grazie ad alcuni accorgimenti di questo genere è possibile quindi evitare di cancellare i latticini dalla propria dieta, conservando il loro benefico apporto di calcio, proteine e minerali, e, a volte, alleviando l'intolleranza stessa: l'esposizione al lattosio può infatti produrre modificazioni della flora batterica intestinale che permettono di migliorare la digeribilità di questi alimenti.
A partire dai 11-12 mesi di età, in generale, è bene passare al latte ed allo yogurt del tipo parzialmente scremato, o solo latte di soia, latte di riso e poi , il latte di capra e poi introdurre pian piano il latte vaccino nel caso dello yogurt, possibilmente usare quello "bianco" (sia naturale che leggermente dolcificato, ad esempio con zucchero d'uva), semmai con aggiunta di un po' di marmellata a modesto contenuto zuccherino, o di fruttosio.

Svezzamento

Periodo 4-8 mesi
Il latte è ancora l'alimento principale nella dieta del bambino. Se si continua ad allattare al seno continuare a richiesta o in base agli orari abituali.
Se si desidera passare al latte artificiale:
- 4 pasti con 180 gr di latte artificiale oppure 3 pasti con circa 220 gr di crema di riso (2-4 cucchiaini)
A pranzo o a cena ( ore 11-12 e 18-19):
- 180 gr di brodo vegetale con 20-30 gr (2-3 cucchiai rasi) di crema di riso o crema di mais e tapioca
- 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva
- 1 cucchiaino di parmigiano reggiano
- oppure 30 gr di carne fresca cotta al vapore o anche sogliola frullata.
Dopo 5-6 giorni aggiungere nel brodo 1-2 cucchiai di passato di verdure.
Dopo il pasto o nella giornata introdurre frutta frullata o omogeneizzata (1/2 mela, banana o pera)

Introdurre infine:
- succo d'acero, ottimo su dolci, frutta e ricchissimo di vitamina C e ferro (si trova in erboristeria o in farmacia)
- lenticchie rosse decorticate, ricche in ferro, molto digeribili e prive di effetti “ allergizzanti” dopo i 6 -8 mesi (si trovano in salumerie e supermercati meglio forniti, ma anche in negozi di macrobiotica e farmacie)
- il riso mochi e il riso dolce, straordinarie soluzioni alimentari biologiche, sane e ricche di carboidrati e vitamine minerali.
In caso di stitichezza introdurre, al bisogno, 1 o 2 cucchiaini al di Olio di germe di grano (1 o 2 cucchiaini 1 volta a settimana, perché è ricchissimo di vitamina E).

Non conviene introdurre il grano fino al secondo anno di vita, per non slatentizzare intolleranze al frumento (tipo celiachia).

Norme generali per l’alimentazione della prima infanzia (9 mesi - 2 anni)

Nei primi 3 anni il bambino comincia prima a sviluppare i propri gusti e poi ad affinarli, ed è dunque d’importanza fondamentale fare in modo che non sia appagato soltanto da cibi ipercalorici e soprattutto da cibi dolci, ma che si abitui invece a mangiare - o quanto meno a provare - di tutto, e soprattutto che inizi ad apprezzare e amare frutta e verdura.
La frutta di stagione, sicuramente, e tanta mela e pera, anche cotta: la frutta di stagione andrebbe somministrata il prima possibile in pezzi, eliminando la frutta grattugiata e/o frullata non appena il bambino è in grado di masticare bene i succhi di frutta vanno evitati se non in situazioni di convalescenza, interventi chirurgici e pochi altri casi.
E' opportuno iniziare a prevedere nell'alimentazione di tutti i giorni un "adeguato" apporto di fibre: tra le varie formule usate per stabilire l'adeguato apporto, la più semplice parla di una quantità di fibre, in grammi, pari all'età del bambino + 5.

Introdurre precocemente l'alternanza di cereali raffinati e integrali è di notevole aiuto a che i cereali non raffinati vengano accettati più facilmente in età più avanzata (pane, pasta, riso, orzo).
Tra le carni preferire pollo, coniglio, tacchino, manzo magro, bresaola. Eliminare il grasso visibile della carne e cercare una fonte di approvvigionamento la più possibile sicura, come il macellaio di fiducia.
Educare sin d'ora a un consumo regolare di pesce, soprattutto sgombro, salmone, pesce azzurro.
L'assunzione di alimenti conservati, come brioche, patatine, caramelle, cioccolata, bibite, sciroppi, frutta secca, salumi dovrebbero essere quanto più possibile saltuaria.

Rispettare la capacità del bambino e della madre di sincronizzare i reciproci ritmi di richiesta di cure e accudimento.
Queste attenzioni facilitano nei bambini le abilità di sintonizzarsi con la figura di accudimento prima e poi di identificare e distinguere i propri ritmi interni. Questa fase sembra infatti essere il periodo in cui s’instaurano i successivi e più gravi disturbi dell'alimentazione fondati sulla difficoltà o incapacità a riconoscere i propri stati interni e a rispondere con variazione del proprio comportamento alimentare a ogni oscillazione dei propri stati motivi.

Bisogna cercare di rispettare i gusti e le propensioni del bambino senza forzarla eccessivamente nella alimentazione, ma al tempo stesso offrire i cibi vari, insegnargli come stare educatamente a tavola, fare in modo che il pasto sia un momento sereno nel quale gli adulti offrono il modello di come sia piacevole assaggiare cose varie e come si sia piacevole l'occasione conviviale.