Gargiulo: Mangiare bene e camminare tanto. E stiamo più attenti ai nostri figli

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L’alimentazione ieri, oggi e domani. Com’è cambiato il nostro rapporto con il cibo e, soprattutto, come si fa a trovare il giusto equilibrio per vivere bene senza perdere il piacere della buona tavola.

Pierluigi Gargiulo, specialista in Medicina dello Sport, con riflesso nutrizionale, opera in ambito agonistico e clinico. Affronta quotidianamente problematiche legate, tra gli altri, al sovrappeso, all’obesità, alla sindrome metabolica, alla cardiopatie, al diabete, all’ovaio policistico e all’oncologia. Specialista di San Paolo Medical Center, effettua  interventi clinici in ambito ostearticolare e muscolotendineo e nutrigenomica. E’ impegnato anche nelle attività di valutazione dello stress ossidativo e del dispendio calorico.

Professore, com’è cambiato il nostro rapporto con l’alimentazione? è vero che su certe tematiche c’è una maggiore attenzione rispetto al passato?

Negli ultimi anni, anche grazie alla rete, le informazioni e la conoscenza tendano ad avere profili sicuramente diversi. Nel settore della nutrizione i pazienti hanno diversificato l’aspetto clinico da quello puramente gastronomico, con chiara prevalenza del secondo. Si moltiplicano i master chef, i corsi di cucina, e anche la globalizzazione di alcune tendenze etniche, come la cucina orientale e quella a fast (junk) food. Il rapporto con l’alimentazione privilegia dunque ancora la prospettiva culinaria. Anche l’emergere di orientamenti naturistici (vegano e vegetariano ma non solo) rientra nei canoni contemporanei di tendenza. Diversamente, la prospettiva clinica dell’alimentazione viene ancora vissuta in maniera conflittuale, con enormi difficoltà a intraprendere percorsi terapeutici per il sovappeso e/o l’obesità, il diabete, la sindrome metabolica o solo per fare qualche esempio, quella dell’ovaio policistico.

Quali sono gli ultimi dati sull’alimentazione? Siamo un popolo, e il riferimento è soprattutto ai bambini, davvero destinato ad avere crescenti problemi di obesità?

La premessa doverosa è che i due terzi delle risorse alimentari della terra sono concentrati in appena un quinto della popolazione mondiale, quella europea e nord-americana. La contemporaneità della nostra fase storica ci illumina severamente sui rischi, per esempio, legati all’alimentazione. Nei paesi occidentali l’offerta supera largamente la domanda e, purtroppo, quest’offerta satura solo richieste di gusto e di facilità. L’eccesso di grassi saturi, di grassi vegetali idrogenati, si sposa con l’enorme quantità di carboidrati raffinati. Pane, pasta, biscotti, dolci, soft drinks o junk food sono ormai alla portata di tutte le bocche, e anche di tutte le tasche, soprattutto di quelle meno ricche. L’età evolutiva, non a caso, rappresenta una fase molto delicata e complessa.

Come si deve gestire questa fase?

Si tenga presente che, pur avvicinandosi al top del benessere e della performance muscolare e immunitaria, spesso può slatentizzare, se gestita scorrettamente, dei quadri clinici molto importanti. E’ in questa fase della vita che si compie il percorso che porterà il bambino alle soglie dell’adolescenza. Inoltre, nell’età evolutiva si caratterizzano quelle condizioni in cui si cambia maggiormente, sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista psicologico. Per le industrie del settore quello “pediatrico” è un target importante, un bersaglio, appunto. Troppo fragile e indifeso nel recepire e analizzare messaggi pubblicitari diretti o, peggio, subliminali. Si aggiunga che gran parte dei bambini, dei ragazzi, trascorre buona parte del pomeriggio poco sorvegliato e poco sorvegliabile.

I genitori lavorano, i figli sono spesso soli.

Già, i ragazzi simulano, coscientemente, falsi comportamenti virtuosi nutrizionali, indulgendo facilmente, al contrario, in alimenti appetibili e fortemente calorici. Di là dai disordini alimentari e del sovrappeso e dell’obesità, che incidono nel nostro paese, come in tutti i paesi occidentali, in maniera importante anche nell’età pediatrica, è proprio nella fascia di età fra i 7 e i 14 anni che possono comparire e affermarsi severe patologie indotte direttamente o slatentizzate soprattutto da eccessi alimentari. La più temuta, anche alla luce dei costi socio-sanitari, è il diabete. In Italia il diabete infantile colpisce circa un bambino su 3800 e coinvolge nella malattia tutta la famiglia. A provocare questa malattia autoimmune è un aumento di zuccheri nel sangue che l’insulina, ormone prodotto dal pancreas, non riesce a riequilibrare.

La prima regola aurea resta una corretta alimentazione, cosa si intende nel concreto?

La scienza dell’alimentazione è una disciplina assai complessa, anche se affascinante. Un’alimentazione corretta, proprio per questo, deve riferirsi alle singole esigenze metaboliche (ivi compreso il dispendio calorico), all’età, al sesso, all’appartenenza a determinate abitudini, anche locoregionali, alla presenza eventuale di patologie. Il benessere è sicuramente reale e anche veloce, ma deve essere accompagnato da una tutela specialistica, che miri alla consapevolezza e alla regolarità, e non al risultato magico a tutti i costi, di breve durata e non esente da rischi per il paziente.

Quali sono gli alimenti da evitare e quelli, invece, che è possibile consumare più o meno senza limiti?

In linea di massima i 3 nemici storici della contemporaneità sono oggi definiti i 3 grandi bianchi, e cioè sale, zucchero e farine raffinate. Ovviamente, sono gli eccessi, ma anche le irregolarità, ad amplificarne i rischi. A questo si devono aggiungere i grassi saturi (carni animali e formaggi su tutti) e i grassi vegetali idrogenati. Dall’altra parte ci sono i benefici garantiti, ma sempre con misura, da olio d’oliva, frutta, verdura e pesce. Infine, occhio all’idratazione, e quindi acqua e pochi alcolici. E’ chiaro che la qualità dei cibi fa un’enorme differenza: fatte salve e rispettate le singole tendenze culturali e religiose, spesso carni e pesce, prodotti caseari, frutta e verdura, olio d’oliva a filiera corta possono essere più salutari.

Quanto hanno inciso, e incidono ancora, le condizioni ambientali sulla nostra alimentazione?

La condizione ambientale più favorevole dal punto di vista nutrizionale è il movimento, inteso come interfaccia fra l’ambiente esterno (la natura) e quello interno (il nostro corpo). Per quel che concerne il movimento, non deve necessariamente intendersi che vada praticato sempre e comunque, con un training eccessivo e irregolare o l’effettuazione di allenamenti impegnativi e sporadici. Andrebbe introdotta più semplicemente un’attività moderata, soprattutto costante, effettuata con regolarità. Il semplice camminare (il ”walking”degli autori anglosassoni) può corrispondere a quest’esigenza di attività fisica, perfettamente inseribile nel contesto quotidiano. E’ sufficiente camminare per almeno 30-40 minuti al giorno, di buon passo, per vivacizzare il dispendio energetico e  attivare meccanismi di adattamento cardiovascolari interessanti. Con 30- 40 minuti di passeggiata quotidiana si possono consumare non meno di 250-400 kcal. L’attività fisica contribuisce non poco al consumo energetico, riducendo i rischi derivanti dalle possibili patologie collegate al soprappeso. Consente inoltre di bruciare calorie in eccesso e, quindi, di mantenere il peso-forma o di perdere peso. Aiuta, in sostanza a prevenire l’obesità e il sovrappeso. Riduce i livelli di colesterolo, in particolare l’ldl. Aiuta a ridurre il livello della pressione arteriosa e la frequenza cardiaca e aumenta l’eliminazione dei radicali liberi.

Dottore, qualche consiglio utile in vista dell’estate. Si dice che, complice il caldo, sia il momento migliore per mettersi a regime.

Anche qui la contemporaneità, soprattutto in Italia, va in controtendenza stagionale. Spesso, d’estate, si tende a cenare più tardi, con riflessi sulla digestione. Si abusa di vino (soprattutto bianco), di dolci (gelati), di grassi e carboidrati raffinati. I consigli migliori sono di bere tantissimo, di privilegiare frutta e verdura, per ripristinare liquidi e minerali persi con la sudorazione. Bisognerebbe essere inoltre molto generosi con carotenoidi e flavonoidi (carote, zucca, albicocche, pesche, melone, ecc.) per proteggere la pelle dal sole.