Remondelli: “Prevenzione cardiologica, ecco cosa fare per vivere più sereni”

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La prevenzione resta il migliore antidoto alle patologie cardiologiche. Oggi, poi, gli strumenti a disposizione sono diversi ed affidabili. “La prevenzione cardiologia non è ancora una scienza esatta, ma sta prendendo talmente piede che le valutazioni, sia strumentali che di laboratorio, sono ormai consolidate”, precisa Tommaso Remondelli di San Paolo Medical Center.

“La verifica attraverso le analisi laboratoriali, come ad esempio colesterolo o trigliceridi, o quella strumentale, sia attraverso gli esami statici, come elettrocardiogramma o l’ecocardiogramma, che dinamici sono sufficienti ad orientare su una situazione epidemiologica significativa. Questo – aggiunge Remondelli – ci consente, in linea di massima, di intervenire in maniera precoce che, come noto, è un aspetto che fa spesso la differenza”. Presso il centro specialistico di Napoli è possibile sottoporsi anche all’Holter ECG, un esame diagnostico che permette di registrare l’attività elettrica del cuore continuativamente, per un periodo di 24 o anche 48 ore. L’esame è in grado di valutare, oltre alla presenza di eventuali battiti anomali, anche la loro tipologia, il loro esatto numero, la loro distribuzione temporale e la tendenza ad aggregarsi, formando aritmie più complesse. E’ giusto, però, tenere sempre presente che nella definizione del quadro clinico di un paziente incidono diversi parametri, a partire, come facilmente intuibile, dall’età e dalle abitudini alimentari. “La difficoltà più grande per un paziente è cambiare le abitudini di vita, seguire degli step precisi che richiedono tempo e applicazione. Qualsiasi persona è in linea di massima ben disposta a fare analisi ed accertamenti, anche in quantità industriale. Il problema però – osserva il cardiologo – è dedicare poi il tempo necessario al proprio organismo e, quindi, ritagliarsi spazi precisi per rispettare le varie disposizioni”. Rispetto ad un recente passato, oggi anche le donne sono sempre più esposte al rischio di disfunzioni cardiache. “Le abitudini di vita della donna si sono molto avvicinate a quelle degli uomini, e questo le ha inevitabilmente esposte a fattori di rischio che prima non c’erano. La protezione ormonale – osserva Remondelli – è stata in parte annullata dal fumo e, più in generale, dalle cattive abitudini igienico-alimentari. Senza contare l’incidenza che può avere lo stress da lavoro”. In più, va considerato che l’infarto si presenta in modo diverso tra donne e uomini, un aspetto spesso fatale. Le ricerche dei decenni passati si sono svolte infatti essenzialmente sugli uomini, e quindi i sintomi femminili rischiano di non essere riconosciuti e valutati in tempo utile. Un motivo in più per fare prevenzione continua ed affidarsi a mani sicure ed esperte.